Perchè il consumo collaborativo sta esplodendo solo adesso

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È lo spirito green. Per alcune persone, è ancora auspicabile possedere un sacco di roba, anche se resta inutilizzata per il 95 per cento del tempo. Ma sempre più persone ormai considerano gli oggetti custoditi nel ripostiglio, utilizzati, poche volte all’anno, come rifiuti. Inoltre, l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione per soddisfare un bisogno di un prodotto o servizio utilizzando le risorse esistenti, senza comprare niente, dimostra quanto potenziale ci sia per noi di utilizzare le risorse disponibili in modo migliore e più efficace, senza sprechi per l’ambiente.

È la recessione. Condividere vuol dire risparmiare denaro. Zipcar, sito di car sharing chiarisce che i suoi membri risparmiano fino a 500€ al mese, in media, rinunciando all’automobile di proprietà. In un sondaggio tra i suoi membri Locloc ha scoperto che prendendo oggetti a noleggio da altri privati, è possibile risparmiare fino a 140€ al mese. Condividere vuol dire anche fare un pò i soldi: è ormai convinzione diffusa, anche se non dimostrabile che Airbnb, con l’affitto a breve termine della casa, stia tenendo un sacco di gente a galla.

È l’aumento del desiderio di comunità. Lo stesso desiderio che prima ha attirato le persone dalle città “tradizionali” alle periferie riqualificandole (pensate a New York ed alla nascita nel tempo di quartieri trendy da periferie degradate: prima Tribeca, Soho, Village, poi Dumbo ed Etsy, domani Coney Island), la diffusione del co-housing e la nascita di quartieri ad uso misto spinge anche il consumo collaborativo. Oggi siamo più curiosi e ci piace legare con quegli estranei che reputiamo interessanti. Facebook lo dimostra. Le piattaforme di condivisione rispondono meglio di chiunque altro a questo desiderio di comunità: con lo scambio o il noleggio tra privati si incontrano persone meravigliose che spesso condividono le stesse passioni e lo stesso stile di vita. Lo stesso aumento della densità di popolazione nelle città rende il consumo collaborativo più pratico: la maggior parte degli oggetti si possono noleggiare quando le persone vivono vicino, insieme.

È l’evoluzione della tecnologia. Ogni azienda in ogni settore può beneficiare di una migliore tecnologia dell’informazione, ma la condivisione richiede una massa di informazioni maggiori affinché i privati e le imprese traggano il massimo dei benefici. Quando si prestando i propri oggetti, la propria casa o l’automobile, è necessario tenere traccia, mantenerli, proteggerli e comunicare tra utenti più e più volte. Il car pooling e il bike sharing esistevano già nel 1990, ma non sono riusciti a decollare perché non riuscivano a pagare gli utenti o a tenere traccia dei prodotti condivisi. Un carsharing di quartiere gestito con una lavagna è bello e utile, ma non potrà mai crescere. Le piattaforme di condivisione come Locloc o Airbnb sono in realtà, principalmente, un modello di distribuzione di informazioni.

È la fiducia. La condivisione richiede anche fiducia, ma la tecnologia ha trovato nuovi modi per creare affidabilità e sicurezza. È molto più probabile affittare la casa a qualcuno se è possibile verificare chi è su Google o Facebook, se si possono leggere le recensioni raccolte in precedenza, oppure se il pagamento online viene depositato in un conto bloccato, in modo che non avvenga alcun passaggio di denaro fino a quando entrambe le parti sono felici.

È la tecnologia mobile e il social networking. Ognuno di noi ha bisogno di comunicare con la rete, spesso più volte al giorno, da qualsiasi luogo. 20 anni fa esistevano le televendite e le cabine pubbliche per telefonare, 10 anni fa il minimo comune denominatore per effettuare una prenotazioni era il computer desktop. Oggi, la maggior parte dei bisogni vengono soddisfatti da uno smartphone: le persone soddisfano i propri desideri, prendono un oggetto o un servizio da altri privati nel momento in cui nasce l’esigenza, ovunque siano. Oggi il servizio viaggia con te ovunque tu vada.

È l’esperienza. Il consumo collaborativo è soprattutto un’esperienza che le persone condividono con le loro reti sociali. La maggior parte degli utenti iscritti a Locloc è arrivata a questa piattaforma di noleggio tra privati tramite il passaparola. Passaparola 2.0. Le piattaforme di social networking dove le persone parlano delle loro esperienze su Locloc hanno davvero guidato il modello di appartenenza a questa nuova community.

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